La tragedia di San Marcello

1. le origini del culto;
2. la religiosità nella rappresentazione.

 

LA TRAGEDIA POPOLARE NEL TEMPO.
Prima di iniziare il discorso sul folclore caturanese che si estrinseca/concretizza soprattutto , e non soltanto , nella tradizionale rappresentazione del dramma religioso imperniato sulla conversione, arresto, processo ed esecuzione del centurione Marcello, mi corre l’obbligo di fare qualche breve cenno sulla drammatica popolare sulla base delle nostre minime conoscenze. In tutte le nostre ricerche sulla varie età della vita (come adolescenza, infanzia, maturità e senilità) umana, i relativi cicli naturali, le credenze religiose, le superstizioni, abbiamo avuto conferma che questi momenti di vita si traducessero sempre in manifestazioni periodiche che queste dessero luogo a forme drammatiche di rappresentazione periodiche e cerimoniali. Il teatro popolare, nelle sue varie manifestazioni, può ricondursi, sotto questo aspetto, ad un’unica fonte: il rito. (E anche al teatro d’arte, compreso il dramma sacro, può riconoscersi la stessa origine). Bisogna cioè riconoscere le forme del “teatro popolare” come completo e complesso “spettacolo rituale”, che comprende, di regola, la processione, il canto lirico (parole e musica), la danza e la azione drammatica vera e propria: le manifestazioni teatrali scaturiscono dalle usanze rituali. Al giorno d’oggi le manifestazioni più significative sono tuttavia da ricercarsi nelle rappresentazioni sacre o altre reliquie viventi del dramma religioso medievale rinascimentale di cui alcune, anche nelle nostre contrade, conservano un alto valore espressivo e un vivo interesse spettacolare. A questo filone artistico, a questa tradizione, possiamo riferire la rappresentazione locale (caturanese) <<Tragedia  di San Marcello>> che in questo nostro lavoro ci viene presentata dal curatore Giovanni Falcone. Nelle pagine seguenti riportiamo integralmente alcune riflessioni di Giovanni FALCONE, padre della valente archeologa Lidia impegnata in Toscana per motivi inerenti la sua professione. Da queste considerazioni si evince che l’amore di Giovanni per la terra natia: egli si definisce un “caturanese” e dà, richiesta dal parroco don Mimì Piccirillo, la sua disponibilità per la realizzazione e la messa in scena della tradizione <<Tragedia di San Marcello>>, proprio per effetto della sua “caturanesità” .A queste riflessione seguono alcuni cenni storici e la trama della <<tragedia >>. Mentre la massa di popolo, presente alle diverse funzioni religiose previste dalla liturgia, e alla rappresentazione della “tragedia” ha ampiamente dimostrato la forza del culto per San Marcello dei parrocchiani di don Mimì.

Dal Cavalier Giovanni Falcone:

Signore signori concittadini tutti

Dopo oltre dieci anni, il parroco “Don Mimì”, ancora una volta mi ha chiesto di guidare un gruppo di giovani, e non, a rappresentare, in occasione dei festeggiamenti di San Marcello la tragedia del santo. Io, caturanese che vive altrove, ma sempre legato a questo mio paese, nonostante non la più giovane età, ho accettato con piacere,  convinto unitamente a tutto il gruppo che lo spettacolo che si propone costituisca per tutti non solo un diletto, ma, in particolare per i più giovani, una ulteriore occasione per  approfondire le radici culturali e religiose  che abbiamo ereditato dalla storia e dalla tradizione cristiana essendo questa storia parte integrante della cosiddetta “era dei martiri”. Il periodico ritorno a queste antiche tradizioni porta alla memoria passate generazioni di giovani caturanesi, che per circa due secoli si contendevano il ruolo di personaggi di questa rappresentazione. Il credente e soprattutto il giovane credente potrà, immedesimandosi nel personaggio storico e nelle sue vicende, riproporre a se stesso antichi valori spirituali. Forse oggi assopiti, ma certamente non del tutto spenti, ritrovando così un rinnovato entusiasmo di fede e di impegno religioso. Solo in questa dimensione e con questa prospettiva ha senso questo spettacolo. Doverosamente dobbiamo ricordare che da ricerche effettuate la tragedia di San Marcello, sarebbe stata scritta all’inizio del 19º secolo (1800) dal canonico Don Domenico Cutillo – insigne prof. di greco e latino –, quindi, preside – al liceo classico “Pietro Giannone” di Caserta. Come, ancora, sentiamo il dovere di ringraziare don Mimì Piccirillo, parroco di questa parrocchia, appunto di San Marcello, che ha saputo gestire con molta oculatezza la ristrutturazione della nostra chiesa riportandola agli antichi spelndori, rendendosi anche conto, egli non di Caturano, quanto questo popolo con devozione ha collaborato ed ha devoluto certamente anche perchè devoto al suo patrono “San Marcello” quale migliore occasione, oggi, di riportare alla memoria dei presenti la storia di questo martire, sostenendo questa rappresentazione.

cav. Giovanni Falcone

 

LA TRAGEDIA DI SAN MARCELLO MARTIRE
(Centurione Romano)

(Cenni storici sui personaggi e Trama del Dramma)

Siamo nel 360 d.c. era imperatore in Roma GIULIANO AUGUSTO, nipote dell’Imperatore COSTANTINO, detto “l’APOSTATA”, avendo abiurato l’editto di COSTANTINO, riprese, in modo crudele la persecuzione contro i CRISTIANI. Questa fu forse la più cruenta che la storia del Cristianesimo ricordi, tanto da essere chiamata l’era dei MARTIRI”.
ROMA non riusciva più ad arginare il dilagare del CRISTIANESIMO e ordinò che in tutte le sue province i suoi Consoli fossero sempre più spietati . In quell’epoca a Capua, importante Città romana sulla via delle Puglie. Il Preside DRACONZIO ed il suo successore FORTUNATO, non furono da meno  allo stesso Imperatore; eppure ,nella stessa Città di Capua (oggi Santa Maria Capua Vetere n.d.a. ) ,  punto di passaggio dall’Oriente verso Roma, il CRISTIANESIMO sembrò aver creato la sua roccaforte, al punto da destare vive preoccupazioni per la sorte dell’IMPERO ROMANO, specie quando tra i suoi proseliti, incominciavano ad individuarsi, non più soltanto schiavi e plebei, ma anche gentilizie ed ufficiali dell’esercito di ROMA.

Tra questi.....IL CENTURIONE MARCELLO.

ATTO I
Marcello, soldato Romano con grado di Centurione, con il suo “domestico” il fido APULEO, proveniente da Roma e diretto verso le Puglie, si riposa durante il viaggio, nelle campagne di Capua. APULEO nota con preoccupazione che il suo “padrone” MARCELLO è cambiato nell’umore e nei comportamenti. Infatti MARCELLO sta vivendo una crisi esistenziale e .....spirituale. Gli chiede pertanto cosa gli sta accadendo. Marcello ammette l’esistenza di questa sua crisi senza riuscire però a dare una spiegazione. Intanto un uomo, il 1º CRISTIANO, si trova sui loro passi e chiede se per caso hanno incontrato un vecchio cadente aggirarsi da quelle parti. Il modo di fare di quest’uomo colpisce MARCELLO, che lo invita a sedersi accanto a Lui. MARCELLO sente il bisogno di raccontare a costui il suo dramma.
Nel mentre, arriva anche il secondo CRISTIANO che descrive, prima di proseguire il suo cammino, la bellezza del Creato ed accenna alla creazione dell’UOMO lasciando l’incarico al suo più giovane discepolo di proseguire il discorso.
Arriva anche SOFRONIA l’ancella CRISTIANA alla ricerca dei suoi per avvisarli del pericolo che l’intera comunità sta correndo. Intanto nella notte cori cristiani riempiono l’area di dolci e soavi note, invocanti la protezione del SIGNORE IDDIO, quale unica forza a sopportare le persecuzioni e la morte che ROMA ha promesso loro. Il 1º CRISTIANO e SOFRONIA  continuano il loro cammino verso la comunità. MARCELLO s’imbatte in un gruppo di soldati, che sta dando la caccia a questi . Il Capitano invita lui ed il suo servo APULEO ad unirsi a loro. Entrambi si rifiutano e il Capitano con i suoi uomini li fa facilmente prigionieri, non avendo MARCELLO opposta alcuna resistenza, per portarli alla presenza di DRACONZIO console di ROMA a CAPUA.

ATTO II
Rinchiusi nel carcere della città di Capua, Marcello ed Apuleo si incontrano con il 1º Cristiano e Sofronia, oltre ad un gruppo di Cristiani già destinati a morire,intanto Apuleo  non riesce a spiegarsi come sia potuto accadere tutto questo così in fretta. Un ufficiale Romano, così glorioso come Marcello, nelle grazie dell’Imperatore, con un avvenire molto promettente, si trova in carcere come l’ultimo dei delinquenti, solo per aver incontrato un gruppo dei seguaci del Nazareno. Marcello sempre più affascinato dai racconti di questo 1º Cristiano, gli chiede di continuare a parlare di questo Dio, e rapito da questa nuova dottrina, si convince ad accettare il battesimo. Per il 1º Cristiano, questo, è una ulteriore prova dell’onnipotenza della grazia di Dio. Intanto si inaspriscono le minacce di morte per i Cristiani, secondo i Romani, infatti, questi portano l’impero alla rovina anche la dannata morte di DRAGONZIO, viene attribuita a magiche arti di costoro.

ATTO III
Sofronia ed il 1º Cristiano e poi anche Apuleo e Marcello, vengono portati nella piazza di Capua davanti al Preside Fortunato, successore di Dragonzio, che dovrà giudicarli. Si tenta di convincerli ad abiurare “l’assurda” dottrina, ma ognuno di loro ormai è convinto che soltanto accettando il sacrificio del martirio, riescono ad innalzare sempre più in alto la Croce di Cristo e di questo se ne convince anche Apuleo, il fido domestico del centurione Marcello.

Caturano 2 ottobre 2005
(festa di San Marcello)
– Piazza della Libertà -.

Cavaliere Giovanni Falcone

I PERSONAGGI - Storia e Finzione Artistica-

I personaggi della tradizionale rappresentazione del dramma sacro la <<Tragedia di san Marcello>> di Caturano sono:

» Marcello (Centurione);
» Draconzio (Preside);
» Fortunato (Successore di Draconzio);
» Apuleo (Domestico – Servo di Marcello)
» Sofronia  (Convertita al Cristianesimo, cittadina di Capua, l’attuale S.Maria C.V.);
» La sua ancella (cristiana convertita);
» Un cittadino (Cristiano di Capua antica)

I personaggi indiretti sono:
» Costantino il Grande e il nipote Giuliano l’Aportata figlio di un suo fratellastro e successore nella conduzione dell’Impero Romano del IV secolo d.Cristo.

Dei personaggi diretti sono storici solo:
»  Marcello centurione;
»  Draconzio (preside romano di Capua antica);
»  Fortunato (preside romano di Capua antica).

Tutti gli altri sono invenzioni letterarie personaggi, cioè, fittizi, ma necessari all’evolversi della trama della tragedia.

Noi tratteremmo i lineamenti storici dei personaggi diretti :
a) Personaggi diretti, Marcello centurione, Draconzio, e Fortunato (presidi);
b) Giuliano l’Apostata.

Marcello - Centurione Romano
Per i lineamenti del personaggio vedi le pagine precedenti (presentazione del cavaliere Giovanni Falcone).

Draconzio – Preside  Romano di Capua (S. Maria C.V.)
Draconzio Blassio Emilio (lat. Blassius Emilius Dracontinus poeta e oratore della tarda latinità), che abbiamo trovato nelle nostre ricerche. Cristiano, di famiglia senatoriale africana, fu dapprima rètore a Cartagine dominata dai vandali.
Ma non è da potersi ritenere il preside romano della <<Tragedia di San Marcello>> perchè è vissuto nel V secolo dopo Cristo.

Fortunato - Preside  Romano di Capua (S. Maria C.V.)
... ... ...
... ... ...

Giuliano Flavio Claudio
Flavius Claudius Iulianus Imperatore dei Romani detto l’Apostata, nacque a Costantinopoli nel 391 e morì in Mesopotamia nel 363. Figlio di un fratello di Costantino il Grande dopo essere sfuggito, nel 337, col fratello Gallo, al massacro della sua famiglia, fu educato nella fede Cristiana, ma imbevutosi di tradizioni pagane negli studi compiuti a Cotantinopoli, Atene e Milano e attratto dal misticismo neoplatonico per l’influsso specialmente di Libonio (Oratore e rètore di .........), abiurò il Cristianesimo, iniziandosi al culto del dio Mitra. Nel 335 Costanzo II lo nominò Cesare inviandolo in Gallia dove a Strasburgo, nel 357, riportò una grande vittoria contro gli Alamanni. Proclamatosi Augusto nel 361 e rimasto padrone unico dell’Impero, promulgò varie leggi tese a restaurare il Paganesimo a danno del Cristianesimo: restaurò templi, riorganizzò i sacerdozi cultori delle deità pagane, riformò l’Amministrazione dello Stato inserendovi, nell’insegnamento e negli altri impieghi, elementi pagani. Numerosissime, e ricche nei contenuti le opere letterarie dal lui lasciateci, che ci ritraggono l’uomo Giuliano: ammirevole per le sue doti interiori, di pensiero e di moralità, non meno che per la sua attività. Il “suo” Paganesimo, politeista al modo antico ,ma legato anche ai misteri che si praticava con fervore ai suoi tempi e secondo le direttrici del neo – platonismo,finì con la sua morte. La professionalità di questo Imperatore severo e ascetico, dalla cultura eccletica, è al centro di molte opere letterarie dell’età moderna tra cui: Cesare e Calileo di Ibsen, la tragedia Giuliano l’Apostata di P. Cassa e il romano Julian Otstupinik di S. Merez Koviskij. Con l’intento di completare il capitolo sulla “Tragedia di san Marcello” abbiamo ritenuto opportuno sottoporre alla attenzione del lettore una serie fotografica dell’edizione 2005 e alcune notizie sulla vita ed opere di:
»    GIULIANO L’APOSTATA;
»    MARCELLO CENTURIONE;
»    DRACONZIO (PRESIDE DI CAPUA ANTICA)
»    COSTANTINO IL GRANDE.

Di seguito riportiamo una serie fotografica relativa alla messa in scena della tragedia di San Marcello (Edizione 2005).

Tragedia di San Marcello

Tragedia di San Marcello

Tragedia di San Marcello

Tragedia di San Marcello

Tragedia di San Marcello

Tragedia di San Marcello

Tragedia di San Marcello

Tragedia di San Marcello

Tragedia di San Marcello

Tragedia di San Marcello