Parte Prima - Prologo Stampa E-mail
Nel secondo millennio avanti Cristo uomini primitivi affluirono nella nostra regione dal Nord e sopraffecero le popolazioni indigene.

Chi erano? Tribù di razza indo – europea che, scese dai valichi alpini e diffusesi in tutta la penisola, diedero origine alle varie popolazioni italiche (Veneti, Umbri, Ausonii, ecc.).
In Campania le prime tribù indo – europee, che presero possesso del territorio, assoggettando le popolazioni indigene, e diedero origine ad una vera civiltà furono i Tirreni(1).
I Tirreni erano un popolo di pastori, semi – nomadi e semi – barbari, che seppero assimilare ed elaborare tutto il “positivo” che essi trovarono nel tessuto sociale preesistente e che rappresentava cultura (strumenti di lavoro, oggetti della vita quotidiana, superstizioni, religiosità, oggetti d’arte, regole sociali, tradizioni).
Spingendosi fino alla costa, seguendo il corso dei fiumi, essi vennero in contatto con altre popolazioni, che, giunti dal mare,avevano dato vita a piccole comunità sociali (nate per esigenze commerciali e difensive intorno ai depositi di mercanzie), diventate, col trascorrere dei secoli città ricche non solo di oro ma anche di cultura e civiltà.
Fino a quest’epoca, siamo intorno all’IX secolo avanti Cristo, la successione degli avvenimenti è piuttosto incerta e confusa e, quindi, non documentabile. Solo dopo il 1000 avanti Cristo le luci della Storia si ravvivano. In Campania, nell’entroterra e sulle coste, fanno la loro comparsa due civiltà molto superiori a quelle indigene: la civiltà etrusca(2) e quella greca, che si sovrapposero alla civiltà degli Ausoni e degli Opici. All’interno della regione campana si diffuse, sovrapponendosi alle preesistenti, una civiltà (quella del misterioso popolo etrusco(3) che si espresse in nuove forme architettoniche(4), nuovo sapere, nuovi costumi, nuova organizzazione sociale, nuove credenze e nuovi atteggiamenti verso il sacro. Questa civiltà contribuì molto allo ingentilimento dei costumi, ravvivò il culto dei morti, incrementò le arti dell’oreficeria e della ceramica(5). Gli Etruschi costruirono importanti centri urbani, quali Nola, Nocera, Capys (Capua: l’attuale S. Maria C.V.).
L’effettivo dominio etrusco in Campania durò fino al 474(6) avanti Cristo, ma raggiunse il suo apogeo nel VI secolo avanti Cristo.

Quasi contemporaneamente si radicò sul territorio e si sviluppò la civiltà greca. Sviluppatasi lungo le coste, la civiltà greca, pur rimanendo estranea ed insensibile alla vicina confederazione etrusca delle dodici città (con capitale Capys: Capua, l’attuale S. Maria C.V.) si sviluppò e raggiunse il massimo splendore(7) per effetto di un lunghissimo periodo di politica di pace e convivenza con le altre civiltà presenti sul territorio. In questo periodo si incrementarono i commerci e gli scambi con le popolazioni del fertile entroterra e in special modo con Capys (Capua: l’attuale S. Maria C.V.).
Alla fine del V secolo avanti Cristo, però, un popolo ariano, di razza osca (che, con il nome di Sanniti, aveva occupato la parte centrale dell’Italia meridionale, attorno a Benevento) cominciò a “migrare” verso il mare. Questo popolo, gli OSCI(8), occupò quasi tutta la Campania centro – meridionale con un’invasione quasi pacifica, guardandosi bene dal distruggere ciò che di positivo della civiltà indigena esso trovava. Ebbero gli Osci, la capacità e l’intelligenza di assorbire la civiltà che essi trovarono nella dodecapoli etrusca nella piana del Volturno (gli Etruschi adorarono come dio il fiume e lo chiamarono Volturnum da Voltumna, dea protettrice del territorio delle dodici città confederate, con capitale CAPYS - i Romani lo chiamarono VULTURNUS).
Gli Osci tennero un identico atteggiamento di reverente rispetto verso le civiltà, etrusca e greca, delle città della piana del fiume Sarno (Pompei ed altre città).
Ma, richiamati dalla felice conclusione della invasione della Campania centro – meridionale, fatta dagli Osci, e dalle notizie sulle ricchezze e gli splendori delle città, un altro popolo abbandonò le colline e i monti preappenninici e, dal Sannio, “scese” verso il mare: I SANNITI, propriamente detti.
La fiera mentalità di montanari non impedì, però, ai Sanniti di comprendere le necessità e l’utilità di adeguarsi alla superiore civiltà (retaggio della presenza etrusca e osca) che ritrovarono nelle città (anche in Capua etrusca: CAPYS, attuale S. Maria C.V.) e negli usi e costumi delle popolazioni locali.
Di queste essi (i Sanniti) adottarono persino la lingua, arricchendola del loro idioma particolare. Osco – sannita fu la lingua(9) (ne faremo uno studio a parte perché siamo convinti di averne radici etimologiche e termini nel nostro dialetto maceratese) e osco – sannita fu detta, poi, tutta la popolazione che si integrò nel tessuto etnico – sociale – culturale del nostro territorio.
Questo nuovo soggetto etnico – sociale, venuto a contatto con le nuove e più progredite tecniche di lavoro e con nuovi e più efficienti strumenti di arnesi, espressioni di una civiltà superiore, mostrò capacità operative e solerzia tali che ad essi riferito il termine “TERRA DI LAVORO”(9a).
Ma i Sanniti non seppero dare né unità territoriale né identità etnico – culturale, né identità “politica” al territorio che avevano sottomesso e noi riteniamo che questi furono due dei più importanti motivi della sconfitta definitiva che essi subirono da parte dei Romani.

Siamo ora nel IV secolo avanti Cristo. Una nuova potenza batte alle porte della Campania.
Legioni agguerrite, provenienti da una città estesa su sette colli, con l’alibi della richiesta d’aiuto da parte della federazione etrusca con capitale KAPE – VA E CAPYS (Capua: attuale S. Maria C.V.), avanzano minacciose contro i Sanniti. Impossibile resistere all’impeto di quegli eserciti che hanno già, sin d’allora, la forza ed il destino di conquistare il mondo (allora conosciuto). La civiltà romana si impose alla storia e alle nostre terre! Etrusca, osca, sannita, la nostra Capua (attuale S. Maria C.V.) divenne colonia romana ed ebbe tre accrescimenti: uno sotto il II triumvirato (43 avanti Cristo), uno con legge di Ottaviano e un terzo dopo la battaglia di Azio. Sotto Augusto Capua romana (attuale S. Maria Capua Vetere) divenne “COLONIA JULIA AUGUSTA FELIX” (Perconte Licatese Alberto - «CAPUA», Vol. I, pag. 35). Sotto la dominazione romana (circa 6 secoli) la Campania trascorse uno dei più felici e prosperosi periodi della sua storia; questa volta il privilegio di possedere una natura stupenda, ed un suolo fertilissimo e ricco di corsi d’acqua, procurò solo agiatezza ai “CIVES” e ai “PATRIZI” della Campania Felix (ma non alla “gleba” e ai suoi “ascriptus” e “servus” e tantomeno agli schiavi(9b)).
Al conseguimento di questo benessere e al progresso delle arti, delle lettere, delle scienze filosofiche in Campania, anche in Capua romana (attuale S. Maria C.V.), molto contribuì la civiltà di Roma con la costruzione di opere pubbliche, quali strade(10) e ponti, acquedotti e porti, fluviali e marini, templi, terme e anfiteatri, archi trionfali e monumenti di culto. Molto fu fatto per la nostra regione e si favorì sopra ogni altra, lo sviluppo economico e culturale di Capua (attuale S. Maria C.V.), istituendovi il Proconsolato, la Prefettura ed altri organismi civili, militari e religiosi, organizzando la città come la stessa Roma.
Vi si costruì un importante anfiteatro (coevo di quello di Roma), il Foro Seplasio e quello Plebeo, oltre a molte altre opere di utilità pubblica, fra le quali un acquedotto(11), voluto da Augusto per farne dono a Capua romana (attuale S. Maria C.V.).
Vi fu sommo dispendio di denaro da parte dell’Imperatore perché si dovettero costruire grandi strutture ad archi sovrapposti per superare i dislivelli e mantenere le pendenze e lunghi condotti sotterranei. Ma alla fine l’acqua potabile dal monte Taburno arrivò nelle case dei Capuani e negli edifici pubblici di Capua.
L’importanza economica, ma soprattutto strategica ed ora anche politica, di questa città fu ampiamente riconosciuta dai Romani che la insignirono del titolo di “CAPUT”(12 + 12a) (da cui per derivazione etimologica fu detta Capua – attuale S. Maria C.V.). La città, tra alterne vicende, ebbe varia fortuna, ma questa sempre si identificò con le fortune di Roma, fino al disgregamento dell’Impero romano nel V secolo dopo Cristo. Per noi, che ipotizziamo la presenza del nucleo originario di Macerata, ubicata all’interno della cinta muraria di fortificazione di Capua(12b) (di cui riportiamo una cartina con l’indicazione di una “Aedes Alba”), vale lo stesso tipo di considerazione e, quindi, il fasto, il lusso, la ricchezza, come pure le guerre e i disastri, non potevano non investire la nostra Macerata. Allora, e secondo noi, era costituito da un non grande raggruppamento di case (un piccolo “pagus”, quasi un rione) che subì le conseguenze positive e negative degli avvenimenti, storici e di cronaca, che si verificarono in Capua romana (attuale S. Maria C.V.), anche per la sua posizione topografica, poco distante dalla “regina viarum”(13a) (la via Appia) e lambita dalla via Atellana(13 + 13b).
 
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