Parte Prima - Gli Osci, storia e cultura Stampa E-mail

OPICIA - BREVI CENNI STORICI

Un discorso sulla storia e sulla civiltà dell’antica Capua8 e sui territori di sua pertinenza, è argomento quanto mai stimolante, ma anche particolarmente impegnativo, richiedendo, per la sua complessità tematica, una molteplicità di conoscenze che vanno dalla storia delle religioni alla linguistica, dall’archeologia alla numismatica, dalla letteratura all’arte: uno spesso bagaglio culturale, di cui solo pochi “addetti ai lavori” possono disporre. Ovviamente ed inevitabilmente dovremo attenerci ad un “excursus” sommario, che si limiterà a mettere a fuoco alcuni significativi aspetti di un tema così necessario ed indispensabile per una buona comprensione dell’”economia” strutturale di questo nostro lavoro.
Il criterio al quale ispireremo la nostra indagine sarà, come sempre, quello della ricerca-analisi-sintesi, basate sullo studio di un’ampia e qualificata bibliografia.
Verso di essa vi sarà da parte nostra, sempre un atteggiamento discente ed umile, ma mai privo di spirito critico.
Abbiamo studiato di molti valenti storiografi che hanno espresso le loro opinioni sull’origini della storia e della civiltà osca e ci riferiamo a Gesino Jannoni9, Beloch Julius10, Mommsen Th.11, Capasso S.12, Buecheler Fr.13, Garrucci G., Bonghi Jovino M.14, Devoto G.15, Gentile A.16, Giustiniani L.17, Perconte Licatese A.18, Pezone F.E.19, Pisani V.20, Sterpos D., ed altri, che elencheremo nella parte riservata alla bibliografia.
Non sempre abbiamo riscontrato convergenze di idee sulla definizione del percorso storico-culturale che definì i lineamenti della civiltà osca nel territorio di influenza della Capua pre-romana e in specie nei secoli che vanno dall’XI al VI secolo A.C.
Anzi, proprio per questo periodo, abbiamo rilevato posizioni totalmente in contrasto21 e che a volte si autoescludono.
Questo atteggiamento di autoesclusione, tenuto da “grecisti”22 e etruschisti23, è validamente sostenuto da entrambe queste maggiori correnti di pensiero con motivazioni documentali, riflessioni e deduzioni (logiche), frutto di confronti e parametrazione di dati storici. A volte, però, anche per presunzione od errati pregiudizi, ma sempre secondo le loro convinzioni di base: la presenza nel territorio di Capua e della Federazione delle Dodici Città24, di popolazioni indigene con caratteri etnico-culturali, etruschi o greci, prima della civiltà osca ( e dopo, aggiungiamo noi).
Ma, oltre a quanti hanno sostenuto (e sostengono) che nel territorio della Campania e di Capua25 vi fosse insediata  una civiltà  pre-osca che aveva caratteri riconducibili a quelli della civiltà etrusca o greca, bisogna dare spazio anche alle considerazioni di altri valenti studiosi che non sono su queste posizioni. Una corrente di pensiero di cui fanno parte Niebuh26, ritiene che le popolazioni epicoriche27 della Campania e del territorio di influenza  capuana28 nella preistoria siano state di civiltà illiro – albanese.
Molta luce nella nostra mente e sufficiente concretezza alle nostre ipotesi ha dato la recentissima lettura delle opere di Ettore Lepore29, B.Capasso30, Domenico Ruocco31.
Ne riportiamo di seguito alcuni passi da <<Origini e strutture della Campania Antica>> (da pagina 46) di E.Lepore:
<<... il quadro di R.Peroni ha ricondotto, dopo la rassegna documentaria e le osservazioni di controllo, ad una vasta sistematica ed a questioni di metodo sull’interpretazione dell’evidenza archeologica. Egli è sembrato soprattutto impersonare l’altra faccia della concreta storicizzazione di questi dati: quella cioè di non indulgere alle tentazioni di  “evocare l’idea di raggruppamenti etnici” e constatare semplicemente i fatti nella loro esatta fisionomia e porta...>> e ancora a pag. 90 <<...La civiltà più antica è attribuita dalla “tradizione” agli Ausoni…Attraverso i territori da loro occupati si era sviluppata la più antica civiltà del ferro, a sud dell’attuale Lazio32: la civiltà delle tombe a fossa…Chi conosce l’eccezionale collegamento che i nomi di popolo hanno col suolo, non può sorprendere che l’antico nome di OPICI appartiene alla strato più antico della civiltà indoeuropea e la forma OSCI è rappresentata dallo stesso nome degli Italici (ITALIOTI) sopraggiunti; sicchè OPICO può nel tempo continuare a significare: un popolo affine agli AUSONI (con la lingua “opica”, protolatina) e OSCO ) con la lingua “osca” italica”)...>> <<Il rapporto che intercorre tra Ausoni, Opici e OSci in Campania è molto importante per definire lo sfondo etnico e culturale locale su cui si svolsero principali vicende storiche campane in età arcaica…Lo schema dualistico, accettato comunemente dalla moderna storiografia:

  1. Ausoni/Opici e Osci oppure
  2. Ausoni e Opici/Osci

Risulta ormai insufficiente per difetto33 del termine intermedio OPICI...>> Da pagina 58 <<...la prima affermazione, valida e per dei versi scontata è che la “tradizione storiografica, e noi, siamo concordi nell’affermare il concetto di “autoctonia” (allogena!!!): questo concetto (non serve ad additarci nessuna fonte) presuppone necessariamente una presenza umana34 con un ovvio e conseguente ventaglio di manifestazioni culturali precedente a tutta la storiografia osca e etrusca, greca>>. Da pagina 13 rileviamo <<.. Il nome e la realtà ad essa corrispondente, in una prospettiva storica precisa:quella del periodo in cui penetrarono nell’area (campana/capuana) e si fusero con popolazioni che già vi abitavano quegli elementi che concorsero a formare il gruppo etnico che, comunemente, viene indicato come il <<popolo dei Campani: gli Osci35...>>.
In accordo con quanto afferma la più moderna corrente di pensiero in merito al problema anche noi sosteniamo l’ipotesi di due sole ondate di civiltà nella nostra regione: l’etrusca e la greca.
La prima ha lasciato impronte molto lievi della propria cultura su quella osca e la seconda più marcate.
Per quanto ci riguarda noi, dopo questi lunghi mesi di studio, ci siamo fatta la convinzione che la “cultura osca” si sia innestata36 sulle primigenie popolazioni37 che vivevano nei nostri territori in epoca antecedente a qualsiasi civiltà protostorica.
Poi le popolazioni osche hanno subìto la dominazione etrusca e l’influenza, non solo culturale, dei Greci, dei Romani e dei Sanniti per molti secoli, rimanendo sempre “Osci” fedeli alle loro peculiari e originali caratteristiche, strenui difensori della loro identità culturale.
Ci piace chiudere questo paragrafo con le citazioni di J.Beloch che indica gli <<OPSCI>> come antichissimi abitatori delle nostre terre e con Virgilio38  che chiama <<OSCI>> i più antichi (pretirreni) abitatori di Capua e dei territori circostanti39.

 

Perconte Licatese

 

Tegolo Cumano con rappresentanza graffita e legenda Osca

Tegolo Cumano
ARTE OSCA - <<OPSIM>> (Salute)

 

CIVILTÀ OSCA

Ma quali erano le condizioni di vita degli Osci nei loro primitivi stanziamenti in Campania?
Un credibile tentativo di approfondimento del tenore di vita del modello della loro “quotidianità” è stato fatto da Don Gaetano Capasso nella sua << Afragola: origini, vicende e sviluppo di un casale>>.
Premesso,40 quindi, che una conoscenza della più remota civiltà è pressoché impossibile sia per l’estrema scarsezza di testimonianze intorno ai costumi di quel popolo sia perché i reperti archeologici dell’età più antica sono molto rari, Don Gaetano Capasso pone in evidenza la mancanza di un’organizzazione sociale ed ipotizza, con sufficiente verosimiglianza, che nucleo fondamentale doveva essere la famiglia, organizzata nel sistema patriarcale, il capostipite, cioè al vertice, che regolava la vita di tutti i componenti del nucleo, servi compresi. Tutti godevano di ampia libertà, anche i servi, mancando la schiavitù che sarà introdotta dai Greci.
I diversi gruppi familiari si comportavano in piena autonomia e nei rari incontri i capifamiglia operavano in condizioni di assoluta parità, non essendovi né un capo riconosciuto, né un qualsiasi legame politico.
Gli Osci abitavano in capanne seminterrate41 e si servivano, per gli usi domestici, di vasi di argilla assai impura, foggiati a mano, senza aiuto di ruota mal cotti al sole, al fuoco libero, talora decorati prima della cottura, di disegni lineari tracciati a stecco o a punta o con altri attrezzi sia da imprimere sia da incidere.
Tale ceramica rozza, povera ed inabile, manifesta la persistenza di tecnica e di forme che risalgono alla ceramica neolitica.  Circa dall’VIII sec. a.C., consolidato il loro dominio sugli Musoni/Aurunci e sul territorio, specie quello compreso tra la piana del Volturno e quella del Sele, cominciò una vera e propria evoluzione della civiltà della regione, che assumeva caratteri identificativi sempre più decisi e definiti, delineando una vera e propria <<Cultura>> una cultura <<osca>>, fatta di peculiarità e di originalità negli usi e costumi, tradizioni, credenze religiosità culto dei morti e spiritualità,42 linguaggi e lingua scritta: una lingua <<OSCA>>.

Come tutti gli altri popoli indoeuropei giunti in Italia gli Opici (Opi-sci, Osci), che abitavano quel territorio  sin dalla protostoria, non conoscevano la navigazione, ma erano dediti all’agricoltura (che praticavano con mezzi assai primitivi) all’allevamento del bestiame (in particolare del cavallo, da essi introdotti), dalla pesca fluviale e lacustre al commercio di scambio. Ovviamente, anche il ceppo etnico43 che si stanziò tra la piana del Volturno e quella del Sele, aveva lo stesso modello di socialità basato:

a) sulla famiglia “patriarcale”, con un capofamiglia al vertice a cui si doveva rispetto ed obbedienza;
b) sul “clan” che costituiva un nucleo abitativo composto da più famiglie “ patriarcali” senza un capo religioso visto che erano un popolo con credenze religiose molto sentire: adoravano Giove padre (PA in lingua osca) e la Madre Terra (Ma, in osco);
c) sull’etnia e sulla unicità del credo religioso, in quanto non si può concepire (come contrariamente hanno finora ritenuto molti  valenti studiosi) l’idea dell’esistenza di un popolo, con una spiccata personalità religiosa e capace di <<governare>> un territorio vastissimo per circa sei secoli, che non abbia nella sua organizzazione politica il senso di stato.

Secondo noi fu proprio la componente etnica che intorno a Capua, sotto l’aspetto (politico!) della “federazione”, alcuni fra i più grandi clan di famiglia di Osci.
Capua cominciò la sua ascesa “politica” nella piana del Volturno poiché fu, secondo noi, certamente costretta ad esercitare una forma di “protettorato” politico-militare su una serie di villaggi di capanne seminterrate abitate da popolazioni che vestivano di pelli di animali e con abiti di lana e lino, usavano utensili di pietra e rame, lavoravano rozzamente un tipo di ceramica ma che avevano  lo stesso etimo linguistico: si esprimevano e scrivevano in lingua osca.

 

LA LINGUA

La lingua osca e quella umbra, con altre locali, fanno parte del ceppo linguistico denominato <<osco-umbro>>.
Questo è un gruppo di lingue indo-europee, parlate anticamente nell’Italia centro-meridionale, che comprende oltre all’osco e all’umbro altri dialetti minori detti <<sabellici>> (pelino, marrucino, vestino, volsco).
La documentazione più antica di questi dialetti è quella dell’osco, rappresentata da numerose iscrizioni diffuse in tutta l’Italia meridionale, molto diffusa in un ampio arco di tempo che si conclude nel secolo Primo d.C., mentre scarsi e irrilevanti sono i documenti dei dialetti minori.
Alcuni studiosi, attribuendo maggiore rilevanza ai tratti e alle caratteristiche che accomunano queste lingue al latino, hanno supposto una preistorica unità genealogica, e quindi etimologica, ricostruendo un originario dialetto <<italico>> comune come lingua madre di tutte queste lingue; altri invece hanno con maggior esattezza reso evidenti le differenze strutturali che distinguono l’osco dal latino e le hanno considerate lingue indoeuropee originariamente diverse e giunte in Italia in epoche diverse, spiegando le loro concordanze e affinità con fatti secondari dovuti a contatti e convergenze che si sono realizzate in Italia in epoca <<storica>>.
La lingua osca presenta, nei riguardi del latino, un carattere grafologico e fonico più conservativo degli altri del <<ceppo originario>>.
I dittonghi ai, ai, oi, au, ou, sono conservativi in osco mentre negli altri dialetti diventano monottogati44 e diventavano “e” ed “o”; la “s” intervocalica si rafforza diventando “Z” solo nella lingua osca e le consonanti gutturali “K” e “g45 restano immuate in osco davanti ad e ed i, mentre si palatizzano46 sulle altre lingue epicoriche.47
Gli alfabeti epicorici sono derivati da quelli etrusco ma mentre gli Osci hanno saputo bene adattarlo alle esigenze della propria lingua,   introducendo i suoni che mancavano all’etrusco ( ù per o; b, d, g), gli altri popoli lo hanno fatto in misura minima.
Ma vediamo, dopo questi brevi cenni sugli Osci e la loro storia, come era strutturata la loro lingua ed il loro linguaggio comune, il loro dialetto.

Esempio lingua osca

Che, in caratteri latini e letta da destra a sinistra, diventa <<KOMENEI FANGVAM>>. Questi due termini “dovrebbero” tradurre il latino << SERMO PLEBEIUS>> e l’italiano <<PARLATA COMUNE>/DIALETTI>>.

Il termine “KOMENEI” sembra avere molta affinità (grafica, fonetica(?), etimologica con il greco <<KAINE’>> e col latino <<COMMUNIS>> e a noi sembra evidente la comune origine indo-europea.
Minore affinità invece sembra avere con l’etrusco <<vqvq >> che va letto <<RURU>>.
Moltissime sono le testimonianze archeologiche della lingua osca, giunte e a noi grazie alle pazienti, approfondite e proficue ricerche di tantissimi appassionati Glottologi, filologi, storici, letterati, linguisti e anche semplici uomini di cultura, classica o scientifica, che hanno speso gran parte della loro vita per dare a queste lingue morte, e anche a linguaggi minori, il posto che loro compete nel panorama linguistico,  anche dialettale, delle varie regioni di loro influenza.
Come abbiamo visto nella prima parte, la lingua osca è stata presente nel nostro territorio in modo molto ben radicato e ciò viene suffragato dalla scoperta di numerosissime testimonianze nel territorio di pertinenza di Capua Antica. Dal Volturo al Sele, e specialmente nell’area sud-orientale, che noi riteniamo rappresentati soprattutto dai territori degli attuali comuni di Macerata e Curti, inseriti nel perimetro urbano di Capua Antica, come è evidenziato nella cartina riportata prima.
Dell’area sud-orientale sono le testimonianze di lingua osca delle pagine seguenti.

 

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8 Attuale Santa Maria Capua Vetere
9 LA CAMPANIA: dalla preistoria a Roma
10 CAMPANIEN
11 CORPUS INSCRIPTIONUM LATINARUM  - VOL X
12 GLI OSCI NELLA CAMPANIA ANTICA
13 SONDER ABDRUCK AUS DEM RHEINISCHEM MUSEUM FUER PHILOLOGIE NEUE FOLGE BAND XLV
14 CAPUA PRE-ROMANA
15 GLI ANTICHI ITALICI
16 LA ROMANITÀ DELL’AGRO CAMPANO ALLA LUCE DEI SUOI NOMI LOCALI.
17 DIZIONARIO GEOGRAFICO RAGIONATO DEL REGNO DI NAPOLI.
18 CAPUA
19 CAMPANIA: STORIA, ARTE E FOLCLORE
20 LE LINGUE DELL’ITALIA ANTICA OLTRE IL LATINO
21 In qualche caso per semplice pregiudizio
22 Escludevano la presenza di forme di civiltà etrusca innestate sulla cultura autoctona nel periodo protostanico (XI – IX secolo A.C.)
23 Sostenevano invece la tesi contraria
24 Le città confederate erano Capua, Atella, Cavatia, Velechia, Volturnum, Liternum Casilinum,   Acerrae, Falerna, Stellata, Suessola, Martianisium.
25 Attuale Santa Maria Capua Vetere
26 Indigene originarie del luogo
27 Vedi cartina a pag. 24 de “Le regioni d’Italia – Campania”
28 <<... non esiste alcun segno di civiltà etrusca in Campania…>> ma successive scoperte archeologiche gli hanno dato torto.
29 <<Origini e strutture della Campania Antica>>.
30 <<La tradizione antica nel mondo osco e la formazione storica>>
31 <<Gli Osci nella Campania Antica>>
32 Tutto il territorio pianeggiante di pertinenza e di influenza di Capua antica
33 In effetti è così perché l’esiguità documentaria in termini storici culturali se non linguistici di questo  popolo non ne consente di chiarire la sua civiltà  e la sua attività nella regione
34 Antecedente al XM secolo a.C. (guerra di Troia)
35 Degli Osci sono stati chiaro e valente esempio i cittadini di Capua antica e del territorio di sua influenza
36 In epoca certamente anteriore alla fine del XII secolo a. C..:periodo presunto della guerra di Troia
37 Della cui civiltà nessuno può dare certezza.
38 AENEIDES, VII 730
39 Tra i quali quello della nostra Macerata.
40 Capasso  <<Gli osci nella Campania antica>>
41 Vedi nostra <<Macerata – Le origini, il sito, il nome>> A.Perconte Licatese <<Capua>>
42 Pare che gli Osci credessero in una particolare condizione di vita spirituale che iniziava dopo la morte.
43 Con chiare e peculiari caratteri di civiltà osca
44 Monottangazione: trasformazione di un dittongo in una vocale sola.-
45 Conservavano, cioè, il suono CH e GH di Chioma e Ghianda.
46 Nelle altre lingue K e G diventano C e G di Centro e Gente.
47 Epiconiche – dal greco “epikhorios” del luogo (indigene od autoctone)

 
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